Microsoft ama Linux. Questo è praticamente certo. Ma la mia è solo una soggettivissima opinione personale? No, ed è per questo che l’articolo non si ferma a 30 parole (conosco blogger che avrebbero il “coraggio=stupidità”  per farlo, blogger molto famosi). Anni fa (magari quando avrò finito di postare tutti i miei vecchi articoli) vi ho parlato di diversi episodi in cui la cara Microsoft ha cercato di “sponsorizzare” e portare avanti la causa Linux. Una causa che però è stata un po’ subdolamente sfruttata per ampliare le potenzialità e le funzionalità di alcuni prodotti col marchio blu (ricordate Microsoft Nano? Bene).

Ma andiamo dritti al punto della vicenda, senza soffermarci sui continui passati e ripetuti sfruttamenti (non so se rimandarvi al senso leggero o pesante del termine) di Linux e delle sue variegate comunità per scopi personali, di una società che fino a pochi anni fa(precisamente di un CEO, Steve Ballmer) ha definito quale “cancro” la causa Linux. Microsoft vi insegna ad usare Linux: imparerete?

Il corso di certificazione Linux per Azure

Una recentissima idea direttamente da Redmond prende il sopravvento e scatena gli animi di coloro che da una vita seguono il mondo Open-Source. Microsoft indice un corso di certificazione per imparare al meglio ad utilizzare il sistema operativo Linux al fine di portare dei benefici al colossale Azure. In proposito al corso, Microsoft dice:

This certification demonstrates your ability to design, architect, implement, and maintain complex cloud-enabled Linux® solutions that leverage Microsoft Azure open source capabilities. It also validates your Linux system administration skills to show that you are fluent in today’s cloud-native world.

Avrete quindi la possibilità di frequentare un vero e proprio corso Linux creato da Microsoft stessa. Un paradosso non di poco conto, ma che vi darà la possibilità (forse) di frequentare un corso ad-hoc e ben strutturato sul fronte dei sistemi operativi dalla mascotte del pinguino.

Dal “cancro” ad una parte fondamentale di sé

Sono passati diversi anni da quando, in casa Microsoft, si è pensato ad un approccio molto più cordiale ed intimo con Linux, le sue distribuzioni e l’Open-Source. Alcuni potrebbero definire l’approccio molto più in “theft-mode” più che cordiale (si, rimando alle ispirazioni|copie in scala 1:1 eseguite su Windows, Windows Phone e prodotti correlati, di funzionalità e software presenti da anni sul pinguino), ma tirando le somme, si può dire che restano pur sempre delle ispirazioni e non delle vere e proprie copie. Fondamentalmente, Microsoft si è messa d’impegno e ha creato ottimi prodotti. Linux-based, ma ottimi.

Microsoft ha deciso di cambiare direzione avendo probabilmente dovuto aver a che fare con le incredibili ed avanzate features già presenti nel mondo Open-Source (e che sarebbe risultata solo in una perdita di tempo svilupparle in proprio) e soprattutto con le esigenze dell’utenza interna. Immaginate una situazione di questo tipo:

<<Sono un imprenditore e voglio portare la mia impresa online tramite però sistema operativo Linux (indipendentemente dalla versione)>> Cosa mi propone Microsoft Azure? La possibilità di eseguire una o più macchine virtuali Linux. Di conseguenza, scelgo Azure per professionalità e supporto, anche se non si tratta di un’istanza nativa del sistema operativo.

Microsoft ama linux
Non è stato proprio un colpo di fulmine..

Tirando le somme

Microsoft si è adeguata ad un utenza un po’ più esperta ed aggiornata rispetto agli anni passati, che sa cosa scegliere (almeno in parte) e sa che non esiste solo software a pagamento ma anche ottime, se non superiori, alternative libere.

Grazie alla propria apertura verso l’Open-Source, la stessa ha potuto godere di vantaggi davvero enormi, come scorciatoie nel campo della programmazione ed una vera e propria riconsiderazione della propria pubblica identità.

Le mosse prese in carico dalla compagnia di Bill sono sempre più efficienti  ed aperte, ma attenzione a non tirare troppo la corda: gli utenti, col tempo, possono cambiare parere (e la fiducia è tutto, dai piccoli blog alle imprese di maggior successo).